La verità dei dipendenti Galbani
“Obbligati per anni a vendere merce con la data di scadenza contraffatta” ”Prodotti piazzati sul mercato dopo provvidenziali lifting nel deposito dell’azienda”
Così, a Perugia alcuni dipendenti della Galbani (venditori e addetti allo stoccaggio) hanno presentato ai magistrati un esposto contro la loro azienda, la Galbani, denunciando di “essere stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta”.
I dipendenti della Galbani avrebbero messo a disposizione dei magistrati documenti, fotografie e registrazioni audio piuttosto esplicite.
Leggi QUI l’articolo su la Repubblica di oggi











22.10.2008 alle 7:13 pm
Negli ultimi mesi appaiono sui mezzi di informazione notizie allarmanti in merito alla gestione della qualità nel settore dei formaggi confezionati.
Sicuramente sta cambiando il mercato di riferimento:
1) da un lato la progressiva concentrazione in mano a poche multinazionali
2) dall’altro la riduzione dell’attività di consegna diretta a punto di vendita conseguente alla:
a) compressione della quota di mercato del normal trade
b) progressiva centralizzazione dei flussi verso piattaforme della gdo
Ciò accentua il trend in essere relativo alla riduzione di marginalità sia per le aziende di produzione che per le strutture dei loro concessionari in funzione della:
1) riduzione delle quantità medie in consegna diretta a pdv (- volumi + km)
2) riconoscimento di sconti logistici importanti alla GDO che centralizza
A questo progressivo cambiamento delle regole del gioco alcune aziende con importanti strutture di concessionari / distributori stanno tentando di mantenere invariato il proprio modello organizzativo, facendo transitare le merci dai concessionari anche in situazioni in cui i Cedi della GDO sono in condizione di ordinare carichi completi da stabilimento.
Solo in questi casi gli extracosti per consegnare al normal trade sono compensati da tariffe per consegna alla GDO
In generale l’ incremento dei costi distributivi per consegne al normal trade non riscontra coerenti adeguamenti delle tariffe di distribuzione da parte delle aziende produttrici, per cui la redditività dei concessionari / distributori è talmente critica da incentivare comportamenti border-line.
Ho potuto recentemente verificare presso una azienda di supermercati del centro sud come la famiglia merceologica che in tutta la rete presentava la più elevata differenza tra pezzi immessi e pezzi venduti fosse quella del latte fresco in consegna diretta da concessionari.
Dato che i furti dei clienti nei negozi si indirizzano verso oggetti che hanno un buon rapporto peso/valore si deduce che la quasi totalità di tali differenze si possa ragionevolmente legare all’attività di consegna diretta dei concessionari/ depositari.
Naturalmente è ragionevole supporre che il “latte fresco” e le merci similari, a causa della deperibilità debbano essere state oggetto di successiva consegna (a prezzi convenienti e ovviamente senza ddt) ad altri negozianti consenzienti.
Sicuramente le procedure e gli strumenti utilizzati all’atto del ricevimento merci delle aziende qualificate della GDO rendono estremamente improbabile l’immesso di merci nelle condizioni (vicine alla scadenza o scadute e comunque “taroccate”) descritte dall’articolo di “Repubblica”, ed è quindi ragionevole supporre che siano state veicolate verso i dettaglianti di cui sopra
Continuo a stupirmi come non si senta alcuna voce contraria rispetto al coro unanime degli organi di informazione e delle varie associazioni di categoria che presentano il modello “negozio sottocasa” oppure “bancarella rionale” come sinonimo di freschezza, genuinità, salvaguardia degli interessi dei propri clienti
Altresì l’operazione di Coop Centroitalia che per alcuni giorni ha ritirato dai propri scaffali i prodotti Galbani è risultata un autogol, così facendo quella Coop ha implicitamente ammesso di avere un sistema di controllo sulle merci vendute equivalente a qualsiasi negoziante tradizionale