Nella giungla delle etichette un carrello pieno di trappole
“Oggi per fare bene la spesa al supermercato, non basterebbe un corso universitario”. Così esordisce Stefano Masini, docente di diritto alimentare e Scienze della Nutrizione di Tor Vergata, oltre che Responsabile consumi della Coldiretti, in merito al problema delle etichette alimentari.
Bisognerebbe munirsi di una lente d’ingrandimento. Solo con questo strumento, fra le corsie di un supermercato è possibile sapere cosa si compra per la propria tavola.
Evitare che messaggi promozionali o fuorvianti siano in bella vista e le informazioni nutrizionali siano scritte in caratteri minuscoli dietro la confezione, o addirittura tralasciate: con questo obiettivo la Commissione Europea ha proposto di rendere le etichette dei prodotti alimentari più chiare e più rispondenti alle esigenze dei consumatori.
Già il regolamento europeo 178 del 2002 recitava che “ etichettatura, pubblicità presentazione, compresi forma, aspetto, confezionamento e informazioni non debbano trarre in inganno il consumatore”
L’obiettivo del regolamento è portare chiarezza e trasparenza riguardo l’informazioni sugli alimenti riportate in etichetta in modo da rendere i consumatori in grado di fare scelte consapevoli.
Il progetto di normativa prevede che tutti gli alimenti preconfezionati debbano recare i dati nutrizionali fondamentali sulla parte anteriore della confezione: apporto energetico, tenore di grassi, grassi saturi, carboidrati con un riferimento specifico al contenuto di zuccheri e sale per porzione o 100 mg di prodotto.
Tutte le informazioni devono essere leggibili in carattere di almeno 3mm.
Dovrà essere indicata anche la proporzione di questi elementi rispetto ai consumi di riferimento ( ad esempio la dose giornaliera consigliata).










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