La mobilità: un nuovo canale potenziale per il Retail

La mobilità sta diventando un fenomeno centrale nella vita dei consumatori occidentali (e della fascia alta dei consumatori non occidentali). Che si guardi sia al mercato della home consumption (il Retail in senso stretto) che della instant consumption (caffetteria e ristorazione), i momenti di consumo si stanno destrutturando, uscendo dalle logiche tradizionali di punto di vendita per andare verso nuove formule con un alto contenuto di innovazione tecnologica.

Recentemente il sociologo francese Marc Augè scriveva: “Con il passare del tempo le realizzazioni concrete dei “nonluoghi” – parchi divertimenti e centri commerciali – continueranno a sfumarsi, scivolando gli uni negli altri. Domani, gli aeroporti, le stazioni, le aree di servizio diventeranno anche centri commerciali e parchi divertimento. I “nonluoghi” del domani saranno multifunzionali e si troveranno dappertutto, persino nei musei e nelle istituzioni culturali.”

Potremmo immaginare, in un futuro non troppo lontano, dei modelli di retail diffuso, che utilizzano sistemi di vendita automatici (basati sulle tecnologie delle vending machines), sistemi di pagamento automatici e via dicendo. Ci sono alcune sperimentazioni in corso all’estero e in Italia, come quelle di Petit Casino 24/24 in Francia, di Conad con Shop24, interessante concept nazionale basato interamente su vending machines, con strumenti di monetica evoluti, e orientanto alla home consumption (170 referenze di freschi e grocery in maggioranza private label) oppure nelle aree autostradali (Esso con On The Run, Tamoil con Go).

Sicuramente si tratta di un fenomeno in fase ancora sperimentale, ma con un interessante potenziale di sviluppo soprattutto se si sapranno trovare soluzioni innovative ed aderenti ai gusti dei consumatori in termini tecnologici (le vending…), di assortimento e packaging.

Stefano Marani Tassinari
Innova R

Un commento to “La mobilità: un nuovo canale potenziale per il Retail”

  1. Il non-luogo teorizzato da Marc Augè è uno dei concetti più fumosi e per questo più abusati fino a divenire uno dei feticci di certa cultura per denunciare un’ipotetica disumanizzazione della vita sociale.
    L’ammissione di Marc Augè dell’evoluzione dei Non luoghi, da luoghi di transito a luoghi antropici, significa svuotare il concetto di ogni significato (semmai ne ha avuto uno), oltre che confermare la scarca capacità di prospettiva storica di questo antropologo, più bravo a individuare le permanenze che le dinamiche, più acuto nello studiare comunità astoriche che la civiltà occidentale.
    Speriamo che se ne rendano conto anche i suoi epigoni, ma non nutro grandi speranze in questo.
    Concordo sul fatto che sempre più merceologie si prestano ad essere vendute attraverso macchine automatiche. Un caso estremo, di cui non conosco però la diffusione, è la vending machine di calze Gallo presso il bar ristorante Le biciclette.

    gianluca greco

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