La politica dei produttori di marca commerciale di Mauro Sciangula

Carlo Meo, su MarkUp di Maggio (QUI) si interrogava su come i Produttori di marca commerciale dovrebbero proporsi alla GDO. (Leggi qui)

Abbiamo chiesto il parere di Mauro Sciangula , partner di Delta Team (progetti: convenience store di Sisa e C&C Coralis ) con una lunga esperienza di direttore commerciale di aziende retail e aziende industriali di marca e Private Label.

Nella GDO, la private label che rappresenta ancora una quota del 15%, costituisce una quota che certo “stona” con il 50% generalizzato indicato da Carlo Meo.

A mio avviso, lo scenario è più articolato e complesso di quanto emerge nell’articolo.

Oggi.

Chi ha prodotti di qualità e innovativi investe sul proprio marchio. La produzione per conto terzi è principalmente un’attività di aziende con posizionamento follower.

Ovvero di chi ha capacità produttiva, ma non ha un ruolo chiaro definito che possa assicurargli  volumi necessari.

Se guardiamo da una prospettiva più ampia. L’industria, a seguito delle continue richieste della distribuzione,aggiunte alle oggettive difficoltà del mercato, ha dovuto rivedere i propri margini, riducendo la capacità di innovazione e sostegno al proprio brand.

Inoltre,va rilevato come la Distribuzione con la crescente omologazione degli assortimenti, fa si che chi fa Private Label per uno finisce per farla per tutti.

In sostanza, se manca innovazione le responsabilità non sono solo dell’industria ma anche della Distribuzione che non sempre è disponibile a collaborare in tale ottica con i partner produttivi. Relativamente all’assetto organizzativo, concordo con Meo. Infatti molte aziende hanno una funzione commerciale sdoppiata. Ma occorre poterselo permettere. Oggi molte aziende faticano già ad avere una sola struttura commerciale, 2 potrebbero davvero risultare un lusso. Comunque non mi scandalizzo per un direttore commerciale che vende pasta M.I. e pasta P.L.

Mi stupisco di più a vedere un direttore commerciale siglare un contratto per un’azienda che vende dal surgelato al detersivo, allo shampoo, passando per una passata di pomodoro.

Un commento to “La politica dei produttori di marca commerciale di Mauro Sciangula”

  1. giusto una precisazioen: nell’articolo io parlavo di aziende di marca che producano anche il 50% del proprio fatturato come PL, nn delle quota di mercato delle pl in Italia che è correttamente intorno al 15%.
    Inoltre non trovo queste grande differenze tra aziende leader e follower: in tutti i mercati del mondo dietro le private label delle migliori insegne ci sono le migliori industrie. In Italia: Bauli, Caffe Corsini, Riso Scotti, Fratelli Beretta, ecc..

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