Il trucco dell’inflazione percepita
Non voglio fare l’equazione mille lire uguale un euro – diceva il presidente dell’Istat, Luigi Biggeri, in commissione senato nel 2003 – ma un euro uguale 2000 lire sì, perchè si tratta di un arrotondamento”. Ecco allora che il cambio lira/euro a 1936,27 ha comportato un arrotondamento pari al 3,2% che, sommato al 2,8% dell’inflazione stimata dall’Istat, comporta un totale di inflazione percepita del 6%”.
Ci sono voluti quattro anni perchè il concetto di l’inflazione percepita (architettato dall’ISTAT nel 2002 per rispondere alle forti divergenze tra il tasso ufficiale di inflazione e quello riscontrato da altri osservatori autorevoli), venisse svelato.
Proviamo a riassumere il concetto con un semplice esempio.
Ipotizziamo che mi rechi all’estero e che sappia che il tasso di cambio è 1 € = 2 Copechi (divisa di fantasia).
Ho un budget di 1.000 € e durante il mio soggiorno pago tutto in carta di credito spendendo 2.000 Copechi.
Al mio ritorno in patria scopro che il cambio reale era 1 € = 2,5 Copechi.
A rigor di logica sulla mia carta di credito dovrei trovare un addebito pari a 800 €. Il mio errore ha generato ben 200 € di risparmio involontario.
Ma torniamo a noi. Nel passaggio all’Euro, non è stata riscontrata alcuna forma di “risparmio involontario”, come invece si sarebbe dovuto verificare nel caso di inflazione percepita. Anzi, come dimostra l’articolo di Andrea Alemanno “Famiglie sotto stress” (Largo Consumo – Gennaio 2007), c’è stata una sensibile riduzione del risparmio.
Le famiglie che riescono a risparmiare sono passate dal 48% (2001) al 37% (2005) registrando un aumento dal 13% al 22% nello stesso periodo, delle famiglie che hanno un saldo negativo.
Insomma, l’inflazione percepita l’ha percepita solo l’Istat.
Gianluca Greco
Delta Team










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