Esselunga si tinge di giallo

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Su Repubblica di oggi, alcuni stralci del libro “Gli affari di famiglia” di Filippo Astoni, edizioni Longanesi, dedicato alle grandi famiglie industriali italiane.

Ecco un parte del capitolo dedicato alla famiglia Caprotti.

“Nel 2008 una nota società di revisione ha condotto un’analisi sui bilanci della sua gestione (presumibilmente su indicazione dello stesso Giuseppe ) paragonati a quelli degli esercizi successivi. Da tale analisi, condotta su dati pubblici e depositati alla Camera di commercio, emerge che l’area finanza di Esselunga, che all’epoca agiva con una certa autonomia da Giuseppe Caprotti,…avrebbe costruito i risultati in modo che oneri e poste straordinarie rendessero deprimenti i numeri del 2003 e brillanti quegli degli anni successivi. In questo modo, secondo Giuseppe Caprotti, si sarebbe giustificata la sua estromissione. Tutto lecito, legale e regolare, ma guidato da criteri che potrebbero essere soggettivi.

Un modo per giustificare l’estromissione di Giuseppe dall’incarico di amministratore delegato? Non ci sono prove documentate a sostegno di questa ipotesi. A questo punto però l’autore ricorda che il bilancio del 2003 viene gravato di € 11,4 milioni di imposte relative a esercizi precedenti, una somma abnorme (nel 2007 era di 177 mila euro) frutto dell’adesione alla sanatoria fiscale del 2002. Ma forse quella somma si sarebbe potuta spalmare su più esercizi di bilancio.

I risultati del 2004 (quando Giuseppe non guiderà più Esselunga) sembrano subito più brillanti grazie a proventi straordinari per € 40 milioni. Ma in che cosa consiste tale voce? Soprattutto nell’effetto del disinquinamento del bilancio degli ammortamenti anticipati per un importo pari a € 31,4 di euro. Un evento talmete straordinario che nella storia di Esselunga non si ripeterà più: nel 2005 la stessa voce era pari a € 4,8 milioni; nel 2006 a € 6,4 milioni; nel 2007 a € 5,7 milioni.”

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