Il manager centauro perché del management non si butta via nulla!

Da sempre l’uomo ha cercato di colmare il gap di intelligenza con oggetti materiali ed istituzioni sociali. In ogni ambito della vita si cercano continuamente surrogati dell’intelligenza.
Nel management si chiamano alternativamente multidisciplinarietà e specializzazione.

Sul Corriere della Sera di Venerdì si è tornato a parlare di manager centauri, ovvero dalla formazione multidisciplinare. E’ la solita vecchia storia che periodicamente torna alla ribalta. Si alterna al tema dei manager iperspecializzati. Infatti, casualmente, nella pagina successiva si segnala la crisi dei master e l’offerta di master meno schematici (sic!)

Periodicamente, le imprese si rendono conto che alcune delle persone super formate, finiscono per applicare in modo ottuso modelli ideati in condizioni di mercato asettico o da laboratorio.

Allora, le società di selezione e le università che un tempo fornivano questo genere di individui, iniziano a proporre persone dal curriculum “particolare” fuori dagli schemi, con maggiore capacità critica e confronto, che le aziende assumono nella speranza che siano in grado di affrontare le sfide in modo meno meccanico.

Il problema come ricordavamo all’inizio è semplice: non solo la quota di persone stupide, come insegnava Carlo M. Cipolla, è invariabile ma lo è anche quella delle persone intelligenti. L’intelligenza non si crea. Anche se è facilissimo distruggerla.

Infatti, sempre sul Corriere dello stesso giorno il Prof. Giavazzi indica nella meritocrazia e nell’istruzione scolastica gli strumenti migliori per aiutare i giovani ad uscire dalla trappola del precariato e poter approfittare delle opportunità della mobilità sociale.

L’istruzione inizia dalle scuole e non dai corsi post universitari. E dovrebbe continuare nell’Aziende, dove invece riceve il colpo di grazia.

Gianluca Greco

Delta Team

2 Commenti to “Il manager centauro perché del management non si butta via nulla!”

  1. concordo appieno! aggiungo: la “gerontocrazia” e le “dinastie” entrambi radicate all’interno delle Aziende Italiane che, in modo invisibile e quindi molto più velenoso di altri modi, pretendono, da chi non ha ancora mestiere perchè giovane, assunzioni di responsabilità elevate trasferendo loro subdolamente ansia da prestazione e patos. Morte e non crescita professionale.
    Angelo Danzi

  2. concordo pienamente con Angelo Danzi, ma semplifichero’ ulteriormente il concetto.
    Oggi la crescita professionale non e’ piu’ vista come la somma di esperienze maturate ed innovazione, bensi tutti i giovani rampanti tentano il “COUPE DE FOUDRE”, tutti cercano di stupire, dimenticando che l’affinazione del conosciuto e’ il vero tesoro delle aziende, e tutte le aziende sono propense a credere in questa utopia, proprio perche’ vorrebbero trovare troppo velocemente una carta vincente nei confronti del mercato. La realta e’ che tutto e’ conseguenza e affinazione della storia di ogni mercato. Il genio esiste, ma proprio perche’ genio e’ rarissimo, da non farci conto. Lavoro, lavoro e lavoro.

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